Viaggia a pieno regime il Tribeca film festival di New York, la creatura nata
dalle ceneri delle Torri gemelle per volonta' di Robert De Niro e Jane
Rosenthal.
A soli sette anni il festival cammina solido sulle sue gambe ed e' diventato
un punto di riferimento per il cinema indipendente.
L' edizione di quest' anno presenta 115 lungometraggi tra cui piu' di 50
anteprime mondiali, 78 cortometraggi e una sezione dedicata alle opere di
restauro tra cui film di Rene' Clair, Fellini, Sergio Leone ed in collaborazione
con la Cineteca di Bologna, Harvest 3000 Years dell'etiope Haile Gerima, una
delle prime opere di restauro della World Cinema Foundation di Martin
Scorsese.
Il fine ultimo di questo festival e', oltre a promuovere il cinema
indipendente e dare visibilita' ad autori fuori dai riflettori di Hollywood, e'
quello di promuovere la crescita di una comunita' di addetti ai lavori e
stimolare la collaborazione tra autori, produttori e stampa.
Altro punto cardine del festival e' dare visibilita' ad autori e audiovisivi
nati tra il Mar Rosso e l'Eufrate, non a caso ai suoi albori il festivala si
chiamava; "Perche' ci odiano".
Una perla di questa sezione e': "War, love, god and madness," di Mohamed
Al-Daradji. Un documentario che racconta la storia del regista iracheno e della
sua troupe mentre girarano un film, Ahlaam, in Iraq nel 2004.
Tre membri della troupe verranno rapiti dagli insorti che accusavano di
collaborare con gli americani, fuggono rocambolescamente poco prima della loro
esecuzione e finiscono in ospedale dove vengono presi dagli americani che li
accusano del contrario e alla fine uno dei tre morira'.
Il documentario e' in anteprima mondiale, il film di cui parla ha avuto
decine di riconoscimenti internazionale, ora Al-Daraji e' determinato a
fare una nuovo film sempre in Iraq.
Altra colonna portante del festival sono le nuove tecnologie e le nuove sfide
che propongono, sia dal punto di vista legale che fattuale.
Nel festival si alternano incontri sull'uso o la rielaborazione di materiali
non originali a incontri con registi indipendenti di "prestigio" come l'inglese
Mike Figgis che ha presentato proprio qui il suo ultimo lavoro, "Love Live
Long", girato con telecamere che vengono solitamente definite come amatoriali e
come la neo regista Isabella Rossellini che ha al festival i suoi corti di Green
Porno, prodotti dal Sundance di Robert Redford e destinati ad essere visti su i
telefonini.
Tecnologia e impegno civile, politica e frontiere del digitale, il festival
continua sotto la luce dell'Empire che di notte si accende di viola, il colore
del tribeca e tra una settima le premiazioni.
vedi gli orologi più economici a panerai
Nessun commento:
Posta un commento